Diventare freelance: tutta la (mia) verità
Diventare freelance: tutta la (mia) verità
La realtà non è quella che ci mostrano i freelance-influencer su Instagram: la maggior parte di noi lavora come chiunque altro. A volte volentieri, a volte con fatica. A volte raggiungendo qualche piccolo successo, altre volte meno.
La verità è che non si lavora da freelance, ma si vive da freelance. Questo vuol dire che non ci sono sabati e domeniche che tengano, come nemmeno “sono le 18:00, andiamo a farci un aperitivo e ci pensiamo domani?”.
Il pensiero, tipicamente di chi lavora da dipendente, in cui ci si butta tutto alle spalle perché è finito l’orario di lavoro, se sei freelance non esiste. Questo porta a essere focalizzati, spesso inconsapevolmente, per una buona fetta del proprio tempo sul proprio lavoro, anche se in quel momento non stai davvero lavorando: il tuo lavoro però è sempre lì, in un angolo della tua mente, pronto a bussare ad ogni ora della giornata, tutti i giorni (mentre sei sotto la doccia, mentre guidi o prepari la cena).
Si può scegliere di accettarlo e imparare a conviverci (come ho fatto io), oppure essere consapevole che diventare freelance non fa per te (e non c’è davvero nulla di male).
Perché scegliere di diventare freelance? No, la risposta non è “per non avere più un capo a cui rendere conto“, dal momento che, da freelance dovremo rispondere a più capi (i clienti).
Quindi se mi si chiede “è una questione di soldi?” io rispondo “certo che è una questione di soldi: è un lavoro e come tale è sempre una questione di soldi”.
agli aspiranti lavoratori autonomi: siete voi a dettare le regole del gioco. È un concetto semplice e banale, che non si conosce o si tende a minimizzare, soprattutto se si è all’inizio: siate chiari fin da subito con i vostri clienti, chiedete sempre che il vostro contratto sia firmato e prima di partire con ogni progetto pretendete un anticipo. Se al cliente non va bene, niente drammi: il mondo là fuori è pieno di altri professionisti che possono scendere alle condizioni a cui voi non volete sottostare. Discutete, trattate, ma se una cosa non vi va bene, non abbassatevi mai ad accettare lavori che, in cuor vostro, sapete che vi faranno vivere male. Scegliere a cosa e con chi lavorare è uno dei bonus dell’essere e/o del diventare freelance!;
a chi è già freelance: smettetela di martirizzarvi e autocommiserarvi sui social. [..] Non ne posso più di leggere colleghi che “lavorano il doppio delle ore per la metà dei soldi”: non c’è nulla di cui vantarsi, è un pensiero malsano (per voi e per chi vi segue) e infedele (nei confronti della figura del freelance).